“Soglie instabili”, 2013

Legno  e bancali di legno

Installazione con misure variabili 400 x 300 x 80h cm

 

 

Il  lavoro  eseguito durante un workshop in Svizzera è una riflessione sulla soglia, sull’ingresso e sull’entrata dell’edificio dove ci era richiesto di intervenire. L'ingresso è un “non luogo” poiché non ha la funzione di una stanza, ma un ambiente di passaggio e di attraversamento.  Per poter  accedere ai piani superiori si è costretti a passare per quel “non luogo”. 

Questo “non luogo” porta ad uno spaesamento, come i vicoli della città di Vico Morcote che sembrano spazi privati ma che in realtà sono pubblici e di passaggio.

Ho deciso di unire i due ambienti dell’ingresso, abolendo i tre gradini che dividevano il “non luogo” e ho creato una “rampa” non unitaria, ma frammentata. La rampa ha lo scopo di destare instabilità, ma è un’instabilità solo illusoria in quanto le assi, i bancali, le travi di legno sono fissate  tra loro e tutte poste secondo una distorsione trasversale. Passando su di esse si avverte la sensazione di instabilità dovuta al suono prodotto dal movimento delle assi sul pavimento che conferisce all’istallazione senso di precaria stabilità. Lo spettatore intimorito è comunque costretto a percorre il passaggio obbligatorio per accedere alla villa.

L’istallazione si unisce all’architettura diventando parte di essa seppur  continuando a svolgere una funzione diversa, destabilizzante e invadente dello spazio.

 

 

Ponte Meditativo II, 2013

58h x 65 x 23 cm

Ferro

"Ponte Meditativo", 2013

48h x 50 x 23 cm

Ceppo di Gré

Ricerca del Sé, 2013

460h x 300 x 300 cm

Ferro 

(Realizzato con la collaborazione di Luca Tessari)

 

Ricerca del sé è un lavoro che è stato scaturito dalla frase “Tutto è illusione nulla è reale”, perché l’uomo è sempre in ricerca di un qualcosa, che non sa spiegare e non riesce a trovare. Quello che cerca è in realtà sé stesso, poiché questo viaggio e questa ricerca sono ideali, essi in realtà non esistono, è un viaggio introspettivo fatto da mura e confini che sono solo nella nostra mente. Quest’opera riprende l’idea della spirale dove lo spettatore deve percorre nel suo “viaggio” mistico di ricerca, per arrivare alla consapevolezza e alzando gli occhi al cielo, può trovare quell’illuminazione che può indicargli la strada ma sarà solo lui a doverla percorre. L'installazione creata in una stanza bianca crea un effetto di spaesamento nello spettatore che percorre l'opera, serve anche per portarlo a una riflessione. Lo spazio asettico gioca un elemento fondamentale per l'opera